Mister Mancini: “Adesso devi gestire un gruppo di dodici ragazzi, essere un allenatore credibile. E soprattutto essere uno psicologo, perché devi motivare continuamente i tuoi giocatori”
Un commento sul roster di quest’anno: quali criteri avete seguito per allestirlo?
Abbiamo allestito il roster dopo esser stati ripescati ad Agosto in serie D, per cui abbiamo fatto una scelta attraverso i provini di alcuni atleti già appartenenti alla società che avevano fatto il campionato di I divisione nell’anno precedente, come Stasolla, Valenzano, Suarez [Ruvolo, ndr] e Altini; altri ragazzi mi hanno seguito dopo l’esperienza dell’anno scorso, come Maino e Diciolla; altri in cerca di riscatto, come Tangari, Cazzato e Abbatecola, che venivano da un campionato non proprio esaltante; qualche altro ragazzo doveva riprendersi da una brutta stagione segnata da infortuni, come Ivan Franco; e altri ragazzi-scommesse come Gesmundo, che non conoscevo ma ho visto il suo potenziale in qualche allenamento e su cui quindi ho dovuto puntare ad occhi chiusi (sperando di vincere questa scommessa). E infine Manuzzi, un ragazzo deluso proveniente dal Modugno, che ha voluto sposare con noi il progetto Asem e che io ho subito accettato perché si impegna sempre al massimo.
Sei soddisfatto delle scelte fatte o ci dobbiamo aspettare qualche colpo di mercato a gennaio?
Attualmente non posso pentirmi per niente di questa squadra perché tutti quanti si sono livellati come rendimento, quindi per me è giusto scegliere chi sta meglio in settimana. Ho un’idea di squadra titolare, ma ciò non toglie che 12 persone fanno parte della squadra, per cui la regola che seguo è che “chi sta meglio, gioca”.
Per Gennaio acquisti sul mercato non ci dovrebbero essere perché li trovo molto affiatati e compatti, salvo colpi di scena dell’ultimo momento. Ma non credo ci possano essere perché sono molto soddisfatto della squadra che ho allestito e, soprattutto, per come stanno lavorando.
Pensi che il campionato di serie D sia alla vostra portata? Quali sono le vostre ambizioni alla luce dell’attuale posizione in classifica?
Già nel campionato 2012/13 ho allenato a Bisignano una squadra di serie D dove ho terminato con una promozione dopo i playoff. È il secondo anno che alleno questa categoria e posso dirvi che il livello è salito di molto in quanto alcuni giocatori di serie C sono scesi di categoria.
Le ambizioni sono quelle di fare bene e portare in alto il nome ASEM. Per cui attualmente la classifica la guardiamo ma non ci preoccupa; siamo ancora ad un terzo del campionato e dobbiamo essere bravi a giocarci tutte le partite al massimo… poi la classifica la vedremo a fine campionato!
C’è qualche squadra che temete in particolar modo? Un commento sulle squadre già incontrate e su quelle che incontrerete nel prosieguo del campionato.
La squadra costruita per vincere questo campionato sicuramente è il CUS Bari, ma per fortuna ciò non sta avvenendo nonostante abbiano vinto tutte le partite tranne l’ultima. Però al tempo stesso dimostra comunque di essere una squadra che ha tutte le carte in regola per vincere il campionato.
Delle squadre che abbiamo incontrato il Cassano è la squadra che più temevo insieme al Gioia, perché sono due squadre fatte di giocatori esperti che hanno militato anche in categorie superiori. Le altre squadre si stanno ancora amalgamando, e stanno trovando il loro ritmo e la loro costanza; per cui al ritorno saranno anch’esse delle belle gatte da pelare.
Passare dalla pallavolo giocata a ruolo di coach: come l’hai vissuta? L’hai avvertito più come un ridimensionamento o un’evoluzione?
Beh… nel passare dalla pallavolo giocata ad allenarla sicuramente c’è una differenza abissale, nel senso che prima gestivi la tua testa e cercavi di rendere al massimo; adesso devi gestire un gruppo di dodici ragazzi, essere un allenatore credibile. E soprattutto essere uno psicologo, perché devi motivare continuamente i tuoi giocatori.
Però mi affascina questo nuovo ruolo e credo, ovviamente con un po’ più di esperienza che farò negli anni, di poterlo supportare egregiamente anche con i risultati.
Nella vita di tutti i giorni sei anche padre, marito e infermiere professionale: come riesci a conciliare tutti questi mondi apparentemente lontani gli uni dagli altri?
La mia vita privata è molto felice perché ho una moglie splendida e due bambini bellissimi e bravissimi, che mi fanno fare tutto con molta serenità anche se ci sono giornate in cui mio malgrado dedico loro poco tempo. Per quanto riguarda la mia vita professionale, fare l’infermiere mi gratifica tanto dal punto di vista umano perché riesco a dare supporto e assistenza a gente a cui manca salute e un po’ di affetto e tenerezza, in primis agli anziani. Riesco ad abbinare lo sport alla vita professionale soprattutto grazie alla caposala del mio reparto ed anche ai miei colleghi che riescono a concedermi cambi turno e giornate per potermi dedicare a questa passione; a loro va il mio plauso e ringraziamento perché senza il loro contributo non avrei potuto fare quello che sto facendo adesso.
Cosa ha rappresentato in passato per te l’Asem e come te la immagini nel futuro all’interno del panorama pallavolistico pugliese? Progetti e ambizioni…
L’Asem per me è stata una famiglia, mi hanno chiamato quando avevo già deciso di smettere, ed io con grande voglia ho deciso di accettare facendo un campionato di serie C e vincendo una coppa Puglia, arrivando poi secondi e perdendo soltanto la finale playoff (che sfortunatamente non sono riuscito a disputare per squalifica). L’anno seguente [2015, ndr] disputammo il campionato di serie B2 dove, seppur ripescati e partendo con l’obiettivo di rimanere in serie B senza patemi d’animo, conducemmo un campionato di media-alta classifica giungendo alla fine sesti. Ma poi successivamente per un discorso di disponibilità e di lavoro non siamo riusciti a proseguire questo bellissimo progetto e le strade si sono dovute separare.
Quando questa estate ho avuto la possibilità di rimettermi alla prova in un ruolo diverso non ci ho pensato due volte perché, oltre ad essere una società, l’Asem è una famiglia! E partecipare a tanti campionati con una gestione fatta da padre, madre e figli è una cosa che non si vede tutti i giorni; e lo fanno con amore e passione. Lo si vede da 25 anni, e quindi non si può rifiutare una chiamata da questa società.
Tutti noi conosciamo questa storia e ci teniamo a portare in alto il nome ASEM perché negli ultimi anni, tra retrocessione e cessione del titolo sportivo maschile, si è un po’ perso lo smalto e dobbiamo cercare di riportarlo ai livelli che merita il più in fretta possibile.
E per concludere una frase, un proverbio o una citazione che ti descrive al meglio.
Una frase che più di una volta sto citando ai ragazzi è «profilo basso e pedalare»: questa è una frase che ho gentilmente “rubato” dal mio ex allenatore Ciccio Valente che spesso diceva «testa bassa e pedalare».
Nome: Corrado Mancini
Ruolo: ALLENATORE
Età: 39 anni
Altezza: cm 201
Peso: 100 Kg
Professione: Infermiere professionale
Hobby e passioni: Cinema e Pallavolo
Segni particolari: Sempre positivo
Difetti: Puntiglioso e Rompip****
Pregi: Buono e affettuoso
Mirko De Bartolo
Staff Comunicazione e Social Media
